Ci sono molti a cui danno fastidio le commemorazioni fasciste, quelle dei raduni di bipedi che sfilano inquadrati e terminano le loro pagliacciate urlando e tendendo in alto le braccia. Tanti sinceri democratici ed anime belle della sinistra si scandalizzano, e chiedono agli organi competenti dello Stato di intervenire, appellandosi alla Costituzione o a qualche legge che condanni l’apologia del fascismo.
Noi paradossalmente crediamo, anzi, che di queste commemorazioni ce ne siano troppo poche se è vero – come è vero – che celebrano la morte di alcuni fascisti. Come non gioirne? Come non essere contenti che, sul già troppo inquinato pianeta che abitiamo, manchi qualcuno che professava una ideologia marcia fatta di violenza e sopraffazione del più debole, di discriminazione verso il diverso, di razzismo e di xenofobia, di culto della forza, di sottomissione della donna, e che da sempre è stato strumento e servo dei poteri forti e degli apparati statali?
Anche per questo, chiedere allo Stato di intervenire è pura tautologia, quando non dimostri una ingenua fede nel potere e le istituzioni…
Lo stesso discorso vale per i vari striscioni commemorativi che, di tanto in tanto, appaiono in giro per le città. Per esempio quello che, appena un mese fa, rendeva omaggio a tale Denis.
Denis Kapustin – così si chiamava il morto –, detto “whiterex”, il “re bianco”, era un fascista russo arruolatosi con l’esercito ucraino in un battaglione formato da soli volontari russi da lui stesso fondato, il RDK – Russian Volunteer Korps. Vicino a Casa Pound, organizzatore di eventi di arti marziali, “le sue idee trovavano radici nel Ventennio mussoliniano”. Machismo, culto della forza e ideologia guerrafondaia: questo è l’armamentario con cui, in tuta mimetica, ha trovato la morte alla fine dello scorso anno.
Non abbiamo pianto.
Abbiamo pensato invece alla distanza etica che separa questi spregevoli individui – con la guerra in testa per sostenere uno Stato, qualunque esso sia – dalle migliaia di disertori che, tra mille difficoltà, abbandonano il fronte o si danno alla macchia prima di esserci inviati, per non combattere per i superiori interessi che gli Stati da sempre pongono davanti alla vita degli esseri umani. A tutti loro auguriamo buon vento. Ai tanti Denis, l’augurio di incontrare “la bella morte”…